Magistrati in politica e rifondazione Ordinamento giudiziario.

6 AGO 20
Immagine di Magistrati in politica e rifondazione Ordinamento giudiziario.
Via libera del Csm alla candidatura politica di Ingroia! Poi se n'è parlato per il procuratore Grasso, che, dopo la dura condanna sociale, ha avuto l'intelligenza di dimettersi. E poi D'Ambruoso e dopo altri tre: non ha limiti questa vergogna? Da anni continuo ad insistere: bisogna rifondare l'Ordinamento giudiziario, dall'assunzione dei magistrati, naturalmente separati da categoria altra (gli inquirenti), per finire al Csm. All'inizio del 2005 il prof. Cacciari affermò categorico: “A questo punto bisognerebbe imporre per legge ai magistrati che vogliono entrare in politica un “preavviso” di almeno tre anni. Come è possibile... Io sono veramente esterrefatto, letteralmente senza parole e ritengo inaudito...”. Di evidenza lapalissiana (ed io lo pensavo già da anni): in agosto, Vigna tuonò: “magistrati mai in politica”. Il 5 dicembre persino Vietti scoprì l'acqua calda: «Chi fa il politico non torni più magistrato». E dopo pregò i partiti di non candidare magistrati! Visto che manca la consapevolezza degli interessati, cosa aspetta (anche se con qualche lustro di ritardo) il potere legislativo a rifondare l'Ordinamento giudiziario (e questo grossissimo problema non è il più importante!). Quando si bloccherà loro ogni attività diversa (anche di volontariato in oratorio) e la possibilità di acquisire una indebita visibilità, grideranno all'incostituzionalità e certamente scomoderanno ancora la Consulta, perché loro sarebbero cittadini come gli altri. No, no, signori: voi siete i servitori della signora Giustizia, una regina che va fedelmente servita! Non è una divinità che dei sacerdoti pretenziosi possano circuire con sacre e sfolgoranti cerimonie. Gli altri, invece, sono sudditi che Lei deve proteggere, non angariare. Ora che ha attaccato il presidente della Repubblica e non gli resta che attenzionare il Padreterno, bisogna ridurre il superpotere di questa supercasta alla sola tutela del suo diritto istituzionale a giudicare in autonomia.